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indagine altroconsumo 2020 ecommerceIl 24 febbraio Altroconsumo ha resa pubblica una propria indagine effettuata su campioni di prodotti acquistati online, decretando a parer loro un mercato, quello online, rischioso e pericoloso. E’ davvero così?

Iniziamo con il dire che oramai l’e-commerce è un fenomeno mondiale, che coinvolge milioni di clienti e praticamente tutti i Paesi. Oggi le persone hanno accesso ad offerte prima impensabili, con costi ridicoli (pensiamo a Wish, Aliexpress ecc).

E’ ovvio che se si acquista un prodotto a 5 Euro il cui costo in Europa è di 30 Euro, non si può escludere che si possano incontrare dei problemi, ma ritengo che questa sia una scelta del Cliente che è consapevole, ovviamente, del rischio che corre.

Altroconsumo ha analizzato un campione davvero esiguo (250 ordini), scegliendo prodotti la cui natura è molto a rischio. Mentre non trovo nulla da dire sulla natura della merce (anche se, per la logica già espressa, è il Cliente che si sta esponendo in una sorta di incauto acquisto) trovo il numero degli ordini effettuati troppo limitato per poter esprimere un risultato corretto.

Inoltre il dettaglio delle fonti di acquisto non permette una ulteriore analisi, cioé di affermare che non esistono solo Amazon, Wish, eBay, Aliexpress e LightInTheBox nel panorama e-commerce Italiano, anzi.

Per correttezza, e per far comprendere che gli e-commerce nostrani sono estremamente più rispettosi delle norme in vigore, sarebbe stato utile leggere anche nomi di operatori Italiani. LA scelta di non inserire operatori Italiani fa presupporre che l’E-Commerce sia solo in mano ai giganti.

Un suggerimento quindi agli esperti di Altroconsumo consiste nell’espandere queste inchieste ad un campione eterogeneo, in modo da rappresentare la realtà dell’intero mercato e non solo dei Giganti, i quali tra l’altro sono proprio coloro i quali non dimostrano sempre di voler aderire alle normative vigenti.