Share with:

FacebookTwitter


Bisogna come al solito saper decifrare quello che intende emanare il legislatore di turno. Dopo varie articolazioni, si è giunti alla conclusione che illustro di seguito.

  • Il DPCM 22.03.2020 art. 1, lett. A) decreta che sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 con i rispettivi codici ATECO; precisando però che “resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM 11 marzo 2020 e dall’Ord. Min. della Salute 20.03.2020.
  • Il DPCM 11 marzo (allegato 1) elenca tutte le attività che furono ammesse in quella data, indicando che le attività di Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet (nonché per televisione, per corrispondenza, radio, telefono) erano AMMESSE.
  • il DPCM 22.03.2020, art. 1. Lett. D) dispone che “restano sempre consentite anche le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere di cui all’allegato 1 nonché servizi pubblica utilità”.

Cosa se ne desume?

Non è stata emanata una espressa esclusione del commercio elettronico ed essendo stato , al contrario, richiamato il DPCM 11.03.2020, si può presupporre che il commercio elettronico sia ammesso. Sicuramente per la vendita online di beni di prima necessità (farmaceutica, alimentari)

Ma solo per queste categorie, perché essendo sospesa la produzione e vendita di tutto il resto, appare evidente che non si possa offrire al pubblico prodotti che non siano assolutamente necessari. E questo appare assolutamente condivisibile. Ma è in antitesi con le dichiarazioni legislative.

Quello che non può essere condivisibile è come al solito la mostruosa capacità di rendere caotico ciò che potrebbe essere semplice, lasciando al cittadino l’interpretazione di sintassi ed esposizioni che sembrano create proprio per non essere facilmente comprese. Lasciando quindi l’onere dell’errore a chi è tenuto al rispetto delle Leggi.

Non è certo questo il momento per dare spazio ad inutili polemiche, per carità.

Rimane però da capire come un mostro quale Amazon possa quasi indisturbato continuare a proporre merci di ogni tipo mentre una piccola o media azienda Italiana, ancor più vessata in questo periodo, debba dover chiudere i battenti pur potendo garantire al 100% il rispetto delle norme a protezione dei lavoratori (teleworking, distanze, protezioni)