Kr00k, il rischio viaggia sul wifi di casa.

Prignano-Kr00kEset, una Security Company, ha segnalato una grave vulnerabilità in alcuni chip Wi-Fi di Cypress Semiconductor e Broadcom. Si tratta di Chip presenti nella quasi totalità di apparecchi che utilizziamo tutti i giorni, presenti in smartphone, router e dispositivi IoT.

Sembrerebbe che l’aggiornamento costante del firmware degli apparati possa ridurre al minimo il rischio che è stato diramato oggi.

Le due aziende produttrici di chipset forniscono praticamente l’intero mercato, infatti tra i prodotti compromessi troviamo iPhone 6, 6S, 8 e XR; Google Nexus 5, 6 e 6P; Samsung S8; Xiaomi Redmi 3S; i tablet iPad ; MacBook Air Retina 13; Kindle; Amazon Echo; quasi tutti i router Asus (esempio RT-N12, B612S-25d, EchoLife HG8245H) Huawei E5577Cs-321

La vulnerabilità pubblicata in pratica consiste nel permettere ad un malintenzionato di intercettare tutto il traffico che transita sul dispositivo, anche da remoto. Si tratta di una grave falla che potrebbe compromettere la sicurezza di reti aziendali e private rendendo superate anche protezioni quali VPN ecc.

Disponibile il token fisico di Google, Titan.

Che il problema della sicurezza sia sentito e preoccupante, ci è noto. O almeno è conosciuto da chi la Rete la usa per lavoro, seriamente. Ma per molti, usare password facili da identificare, o condividere i propri dati, rappresenta la normalità.

Eppure di notizie se ne sentono di ogni tipo, ma ancora evidentemente non è stato sufficiente per creare la corretta sensibilità verso la garanzia e la protezione dei nostri Account.

Ci viene in aiuto, come spesso accade, da Google con un dispositivo avanzato che permetterà l’accesso ai propri account solo se in possesso di questa chiavetta USB.

Certo,essere dipendenti da un “oggetto” per poter accedere ai servizi online può apparire come un passo indietro. Ma è lo scotto da pagare per avere la quasi assoluta certezza di non vedere i propri account, specie se di manager o responsabili di rete o di sistemi, in mano a malintenzionati.

Google ci spiega il loro funzionamento:
“I token di sicurezza Titan sono dispositivi di autenticazione a due fattori (2FA) resistenti al phishing che aiutano a proteggere utenti di alto livello, come ad esempio gli amministratori IT e i dirigenti. I token di sicurezza Titan sono compatibili con i dispositivi e browser più conosciuti e con un ecosistema in continua espansione di applicazioni che supportano gli standard FIDO. Integrano un chip hardware che include un firmware sviluppato da Google per la verifica dell’integrità del token. I token di sicurezza Titan sono disponibili sul Google Store in Canada, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti (al momento la chiave USB-C è disponibile solo negli Stati Uniti). In taluni casi è possibile anche usufruire di ordini e prezzi all’ingrosso.
I token di sicurezza Titan integrano un chip hardware che include un firmware sviluppato da Google per la verifica dell’integrità del token. In questo modo potrai avere la certezza che i token non siano stati fisicamente manomessi.

Ecosistema aperto

I token di sicurezza Titan sono compatibili con i dispositivi e i browser più conosciuti e con un ecosistema in continua espansione di servizi che supportano gli standard FIDO. Un token di sicurezza può essere utilizzato per eseguire l’accesso in diversi servizi professionali e/o personali.

Tecnologia incorporata nei più recenti telefoni Pixel

La tecnologia basata sul token di sicurezza Titan adesso è incorporata sui telefoni Pixel 4, Pixel 3 e Pixel 3a, che ora dispongono di un chip di sicurezza Titan M antimanomissione. In questo modo puoi utilizzare comodamente il telefono per proteggere gli Account Google di lavoro e personali.

Per approfondire: https://cloud.google.com/titan-security-key?hl=it

Il nuovo CoronaVirus impatterà sull’utilizzo e lo sviluppo delle nuove tecnologie?

Di certo il Mondo non passerà indenne dall’ondata di terrore che questo nuovo Virus sta instillando. Ne soffrono (e molto) già l’industria dei viaggi e vacanze ma non ci fermeremo qui, purtroppo.

Oltre alle inevitabili perdite umane che questo virus sta provocando, stiamo assistendo ad un progressivo allargamento delle problematiche indirette: le fabbriche in Cina sono quasi ferme con ritardi negli approvvigionamenti dei componenti da parte dei produttori di apparecchiature di vario tipo.

La diffusione poi di notizie poco rassicuranti e con molta probabilità esagerate quali il rischio di contrarre l’infezione dai prodotti di provenienza cinese (poco importa se già sul territorio europeo da mesi, il terrore non fa sconti) introduce ancora altri elementi a sfavore del commercio e utilizzo di prodotti asiatici.

Tutto ciò potrà portare discapito all’innovazione della quale le nostre aziende hanno davvero molto bisogno? La risposta è scontata, se si insisterà nel terrore verso i prodotti di elettronica ed informatica che oramai al 99% provengono dalla Cina, non si potrà che assistere ad una ancor maggiore diffidenza nei confronti di chi cerca di innovare e portare nuovi modelli di sviluppo in azienda, spesso accompagnandolo con l’introduzione di elementi tecnologici necessari.

Porto un solo esempio su tutti, un’azienda che avrebbe dovuto installare una ventina di interruttori intelligenti per automatizzare alcune funzioni operative in azienda. Questi prodotti ovviamente provengono dalla Cina, ebbene quest’azienda ha deciso di interrompere questa installazione solo per paura che gli oggetti portati presso di loro li potessero infettare. Spiegare che questi prodotti sono in Italia da mesi, non è servito a nulla.

Quindi, si la risposta al quesito iniziale è affermativo. Ma forse solo perché non siamo sufficientemente evoluti per accettare nuova innovazione.

Nessuno può dirsi esente dai problemi informatici. Proprio nessuno.

Oggi 11 Dicembre 2019, alcuni servizi di Google riportano questo.

Se la vostra attività ha bisogno di risorse informatiche, saprete già che le problematiche sono sempre dietro l’angolo. Nessuno può dirsi esente dai più comuni problemi, nemmeno Google!

Già, il terrore di ogni addetto informatico in azienda, sono quei problemi la cui risoluzione non è scontata perché l’analisi da svolgere è articolata e complessa.

Per esempio, oggi 11 Dicembre 2019, molti dei servizi di Google fanno i capricci riportando l’errore 500, il famoso errore che indica un problema di configurazione o risorse, senza offrire alcuna indicazione diretta sulla reale problematica.

Certo, i tecnici possono controllare lato server i propri LOG per cercare di diagnosticare l’origine del problema, ma vi assicuro che le gocce di sudore cominciano subito a scendere dalla fronte degli addetti.

E poi, quel “That’s all we know” (è tutto quello che sappiamo) lascia perplessi, soprattutto quando si riferisce ad un colosso quale è Google.

Quindi, quando vi accadono problemini del genere, non prendetevela troppo: se capitano anche a Google, è ammesso anche per voi. E non è a causa del detto “mal comune, mezzo gaudio”, sono cose che accadono…

Industria discografica in netta ripresa. Nonostante Spotify. O grazie ad essa?

E’ luogo comune pensare che molte evoluzioni industriali fagocitino ciò che è stato sino a quel momento. Pensiamo alle librerie, cannibalizzate da amazon, oppure i metodi di comunicazione, stravolti da Internet e le tante App che utilizziamo.

Ma non è sempre così, in alcuni ambiti l’impressione iniziale viene smentita dai dati a lungo termine.

Il settore discografico, ad esempio, è in netta risalita con fatturati miliardari oltre della metà generati dallo streaming. In pratica si è passati da una modalità di uso ad un’altra, senza interferire più di tanto sui fatturati globali.

E’ un bene? Insomma, luci ed ombre. Se i produttori possono tirare un respiro di sollievo, la catena distributiva offline un po’ meno perché oggi la musica si ascolta (quasi) sempre attraverso dispositivi ed app digitali.

Con la rivoluzione digitale cambiano anche le professioni della musica. Restano quelle tradizionali collegate alla creazione artistica e alla produzione, cambiano molto anche le forme di commercializzazione, promozione e marketing.
Anche le aziende discografiche storiche operano quasi esclusivamente attraverso piattaforme e cercano ancora personale sensibile ai gusti musicali.
Oggi anche l’industria musicale cerca competenze digitali o digital skills, l’insieme di abilità di base tipiche dell’ICT. Insomma, cambia molto nello scenario discografico.

Rimangono quindi a bocca asciutta solo i negozianti, rimasti pochissimi ed altamente specializzati. E’ lo scotto da pagare, purtroppo.

Il rischio più grande all’orizzonte? L’analfabetismo funzionale dei ragazzi.

Si parla ovunque di “futuro”, dei grandi programmi applicati ed applicabili nei più disparati reparti della nostra Società. Investimenti, sviluppo,crescita, sono temi che riempono i giornali di ogni tipo.
Sembrerebbe la spia di una coscienza acquisita rispetto al futuro, che appartiene, almeno per quello più o meno imminente, ai cd “Millennials“.

Poi, irrompe una indagine nata con altri scopi, che però pugnala gli addetti, perlomeno quelli dotati della quantità sufficiente di scrupolo, perché risulta che solo un ragazzo su 20 è in grado di distinguere tra fatti ed opinioni ed ha gravi difficoltà nel comprendere ciò che legge.

Non so se è chiaro il risultato di questa indagine: in pratica si afferma che (quasi) tutti i ragazzi di oggi, che tra 10 anni potranno divenire politici, capitani d’industria, leader ma, soprattutto, che tra poco voteranno, non riescono a capire la differenza tra un fatto reale accaduto, e un’opinione dello stesso fatto.

Per semplificare ulteriormente (magari uno di loro sta leggendo) questi ragazzi, leggono ma non comprendono ciò che hanno appena letto!

Apatia? Sindrome da smartphone? Noia? Possibile che il corpo insegnante non si sia reso conto di questo disastro per tempo inserendo programmi di studio per recuperare questo aspetto terrificante?

Non so voi, io rimango basito da questi risultati, credo che al di là delle problematiche contingenti, pressanti del nostro Paese relativi all’occupazione, la crisi economica, la casa ecc, non preoccuparsi di ciò che potranno fare i futuri adulti mi sembra il più grave delitto si possa infliggere ad un’Italia già troppo disastrata.

Tuteliamoci dai danni da trasporto.

Tutti noi acquistiamo e riceviamo pacchi dai corrieri, ma non tutti sono a conoscenza della normativa del Codice Civile che regolamenta il trasporto di cose.

Chiariamoci le idee per evitare danni ed arrabbiature inutili:

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Lo strano modo di Sky di assistere i Clienti.

Essendo uno dei 10 milioni di abbonati Sky non posso che confermare la bontà dell’offerta Tv. Qualità e innovazione vanno a braccetto con soddisfazione del sottoscrittore.

Purtroppo però i problemi emergono, come spesso accade quando si ha a che fare con strutture ministeriali ed elefantiache, quando esiste un problema da risolvere.

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E-Commerce 2010: il mobile e l’e-commerce

Casaleggio Associati e Barclays presentano la ricerca “E-commerce in Italia 2010: il mobile e l’e-commerce”. Realizzato da Casaleggio Associati, lo studio analizza il mercato dell’e-commerce in Italia con un focus sul “mobile”.

La possibilità di essere sempre connessi a costi contenuti e l’aumento della dimensione degli schermi dei telefoni cellulari ha aperto nuove possibilità di servizio per l’utente finale e opportunità di business per le aziende. L’Italia è, infatti, al primo posto tra i maggiori paesi Ue per numero di utilizzatori di smartphone.
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Barometro trimestrale dell’audizione del commercio elettronico nel secondo trimestre 2010

l 72% degli utenti di Internet hanno acquistato on-line secondo il Monitor Médiamétrie. Lo shopping online continua a crescere nel secondo trimestre 2010 con 26,4 milioni gli acquirenti online. In un anno, il numero di clienti è aumentato del 17%, quasi 4 milioni di francesi aggiunti. Nel frattempo, il livello di fiducia ha raggiunto un record con quasi 2 su 3 degli utenti negli acquisti online (65,1%).
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