il Low code (o No code) sempre più in aiuto delle imprese.

prignano-low-code Si moltiplicano le offerte per offrire servizi alle aziende che necessitano di sistemi informatici evoluti, duttili ed adeguati alle attuali esigenze. Di cosa si tratta?

Per sviluppare applicazioni in ambito tradizionale, occorrono programmatori, analisi dei contenuti e molto lavoro. Il tempo necessario diventa enorme rischiando di dover modificare il prodotto una volta arrivato in produzione perché divenuto obsoleto nel frattempo. Inoltre le eventuali e necessarie modifiche per poter rimanere aggiornato e all’avanguardia necessiterà di interventi da parte dei programmatori i quali, dovendo impiegare molto tempo, impongono dei costi elevati.

Oggi in aiuto delle imprese sono arrivate delle piattaforme dove è possibile sviluppare in autonomia ogni e qualsiasi progetto informatico, realizzandolo quindi “in casa”.

Il pubblico già conosce molte delle piattaforme con le quali è possibile sviluppare siti più o meno con la medesima logica, qui ovviamente si parla di sviluppo di applicativi, quindi con una complicazione maggiore data dalla molteplicità delle funzioni richieste, alcune basilari e vitali per l’impresa.

Come funziona

In pratica l’utente, che non dovrà avere particolari conoscenze di programmazione ma un flusso chiaro di quello che dovrà svolgere il software, potrà procedere con lo sviluppo dell’applicazione con un sistema “drag & drop” molto elementare pur rimanendo il risultato molto sofisticato.

Con queste piattaforme si potranno realizzare virtualmente ogni tipo di applicazione, potendo contare su database comuni e su accessi al mondo esterno quali commercio elettronico, IoT, web, telefonia, voip ecc.

Non è un caso che aziende medio grandi abbiano già scelto questo tipo di strada, abbandonando le tradizionali software-house che si, possono realizzare grandi progetti, ma a costi e tempi che oggi sono inconciliabili con le esigenze mutate.

Dover infatti attendere mesi per avere un applicativo, magari fondamentale per lo sviluppo e la partenza della propria startup, può decidere le sorti dell’impresa. Scegliere una piattaforma economica, duttile e modificabile in qualsiasi momento può assumere un significato fondamentale decretando il successo, o meno, della propria impresa.

Chi offre questo servizio

Nel nostro paese cominciano ad esprimersi realtà che offrono questo tipo di servizi: a livello mondiale il mercato del Low-Code oramai ha raggiunto cifre importanti, la società di ricerca Forrester ha stimato che il mercato totale delle piattaforme di sviluppo low code arriverà a 15,5 miliardi di dollari entro il 2020. Si parla ovviamente a livello mondiale ma sono numeri enormi che lasciano comprendere quale sia il mercato di riferimento.

Segnalo una giovane Azienda Italiana che già ha servito diversi grandi Clienti in Italia. A differenza dei Player rinomati (Appian, Salesforce, Zoho, appMaker. Mendix, OutSystems ecc) avere un interlocutore diretto, Italiano senz’altro potrà rappresentare un plus da non sottovalutare.

Parliamo di Omnia BPM (www.omniabpm.com ) che grazie a scelte tecnologiche originali e centrate, è stata scelta per lo sviluppo di softwares per Clienti di alto livello: http://www.omniabpm.com/it/success-stories/

A prescindere comunque dalla piattaforma scelta, un buon amministratore deve comunque essere attento e disponibile ad accogliere le opportunità che le moderne tecnologie possono offrire, per rimanere al passo dei tempi e non farsi trovare impreparato, o peggio, indietro rispetto ai propri concorrenti.

Optare per una piattaforma Low-Code per sviluppare i propri applicativi è senza ombra di dubbio una scelta intelligente da valutare ed eventualmente percorrere.

Kr00k, il rischio viaggia sul wifi di casa.

Eset, una Security Company, ha segnalato una grave vulnerabilità in alcuni chip Wi-Fi di Cypress Semiconductor e Broadcom. Si tratta di Chip presenti nella quasi totalità di apparecchi che utilizziamo tutti i giorni, presenti in smartphone, router e dispositivi IoT.

Sembrerebbe che l’aggiornamento costante del firmware degli apparati possa ridurre al minimo il rischio che è stato diramato oggi.

Le due aziende produttrici di chipset forniscono praticamente l’intero mercato, infatti tra i prodotti compromessi troviamo iPhone 6, 6S, 8 e XR; Google Nexus 5, 6 e 6P; Samsung S8; Xiaomi Redmi 3S; i tablet iPad ; MacBook Air Retina 13; Kindle; Amazon Echo; quasi tutti i router Asus (esempio RT-N12, B612S-25d, EchoLife HG8245H) Huawei E5577Cs-321

La vulnerabilità pubblicata in pratica consiste nel permettere ad un malintenzionato di intercettare tutto il traffico che transita sul dispositivo, anche da remoto. Si tratta di una grave falla che potrebbe compromettere la sicurezza di reti aziendali e private rendendo superate anche protezioni quali VPN ecc.

Devi aprire una Startup innovativa? buone notizie!

È all’ esame della Camera una proposta di legge del 2018 che dovrebbe prevedere detrazioni per chi intende creare ed investire in startup innovative, anche in qualità di socio fondatore.

Nel dettaglio:

  • gli investimenti per l’acquisizione di startup innovative in difficoltà finanziaria (che però debbono aver avviato una procedura concorsuale) dovrebbero essere deducibili dal reddito dell’impresa acquirente fino al concorso del 90% dell’investimento;
  • le startup che assumono dipendenti a tempo indeterminato sarebbero esonerate dal versamento di contributi previdenziali per gli stessi fino ad un massimo di 3 anni;
  • la detrazione fiscale per chi investe in startup innovative passerebbe dal 30% al 70% dell’importo investito;
  • le eventuali minusvalenze derivanti da questi investimenti potrebbero essere deducibili sino al 50%;
  • sarebbe previsto un periodo di congedo fino a 2 anni per permettere a dipendenti di aziende pubbliche e private, di costituire una startup innovativa o di impegnarsi in attività manageriali presso una di queste. Al termine di questo periodo potranno ottenere il posto di lavoro precedente, ovvero di potersi licenziare e proseguire l’attività nella startup innovativa.

Sono ovviamente tutte misure che saranno oggetto di valutazione della Camera e non vi è alcuna garanzia che tutte le misure possano essere accolte, ma se lo fossero, anche in parte, rappresenterebbero un ottimo incentivo per promuovere la nascita di nuove aziende ed attività in settori innovativi, dando lavoro a molto personale. Incrociamo le dita.

Disponibile il token fisico di Google, Titan.

Che il problema della sicurezza sia sentito e preoccupante, ci è noto. O almeno è conosciuto da chi la Rete la usa per lavoro, seriamente. Ma per molti, usare password facili da identificare, o condividere i propri dati, rappresenta la normalità.

Eppure di notizie se ne sentono di ogni tipo, ma ancora evidentemente non è stato sufficiente per creare la corretta sensibilità verso la garanzia e la protezione dei nostri Account.

Ci viene in aiuto, come spesso accade, da Google con un dispositivo avanzato che permetterà l’accesso ai propri account solo se in possesso di questa chiavetta USB.

Certo,essere dipendenti da un “oggetto” per poter accedere ai servizi online può apparire come un passo indietro. Ma è lo scotto da pagare per avere la quasi assoluta certezza di non vedere i propri account, specie se di manager o responsabili di rete o di sistemi, in mano a malintenzionati.

Google ci spiega il loro funzionamento:
“I token di sicurezza Titan sono dispositivi di autenticazione a due fattori (2FA) resistenti al phishing che aiutano a proteggere utenti di alto livello, come ad esempio gli amministratori IT e i dirigenti. I token di sicurezza Titan sono compatibili con i dispositivi e browser più conosciuti e con un ecosistema in continua espansione di applicazioni che supportano gli standard FIDO. Integrano un chip hardware che include un firmware sviluppato da Google per la verifica dell’integrità del token. I token di sicurezza Titan sono disponibili sul Google Store in Canada, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti (al momento la chiave USB-C è disponibile solo negli Stati Uniti). In taluni casi è possibile anche usufruire di ordini e prezzi all’ingrosso.
I token di sicurezza Titan integrano un chip hardware che include un firmware sviluppato da Google per la verifica dell’integrità del token. In questo modo potrai avere la certezza che i token non siano stati fisicamente manomessi.

Ecosistema aperto

I token di sicurezza Titan sono compatibili con i dispositivi e i browser più conosciuti e con un ecosistema in continua espansione di servizi che supportano gli standard FIDO. Un token di sicurezza può essere utilizzato per eseguire l’accesso in diversi servizi professionali e/o personali.

Tecnologia incorporata nei più recenti telefoni Pixel

La tecnologia basata sul token di sicurezza Titan adesso è incorporata sui telefoni Pixel 4, Pixel 3 e Pixel 3a, che ora dispongono di un chip di sicurezza Titan M antimanomissione. In questo modo puoi utilizzare comodamente il telefono per proteggere gli Account Google di lavoro e personali.

Per approfondire: https://cloud.google.com/titan-security-key?hl=it

Il nuovo CoronaVirus impatterà sull’utilizzo e lo sviluppo delle nuove tecnologie?

Di certo il Mondo non passerà indenne dall’ondata di terrore che questo nuovo Virus sta instillando. Ne soffrono (e molto) già l’industria dei viaggi e vacanze ma non ci fermeremo qui, purtroppo.

Oltre alle inevitabili perdite umane che questo virus sta provocando, stiamo assistendo ad un progressivo allargamento delle problematiche indirette: le fabbriche in Cina sono quasi ferme con ritardi negli approvvigionamenti dei componenti da parte dei produttori di apparecchiature di vario tipo.

La diffusione poi di notizie poco rassicuranti e con molta probabilità esagerate quali il rischio di contrarre l’infezione dai prodotti di provenienza cinese (poco importa se già sul territorio europeo da mesi, il terrore non fa sconti) introduce ancora altri elementi a sfavore del commercio e utilizzo di prodotti asiatici.

Tutto ciò potrà portare discapito all’innovazione della quale le nostre aziende hanno davvero molto bisogno? La risposta è scontata, se si insisterà nel terrore verso i prodotti di elettronica ed informatica che oramai al 99% provengono dalla Cina, non si potrà che assistere ad una ancor maggiore diffidenza nei confronti di chi cerca di innovare e portare nuovi modelli di sviluppo in azienda, spesso accompagnandolo con l’introduzione di elementi tecnologici necessari.

Porto un solo esempio su tutti, un’azienda che avrebbe dovuto installare una ventina di interruttori intelligenti per automatizzare alcune funzioni operative in azienda. Questi prodotti ovviamente provengono dalla Cina, ebbene quest’azienda ha deciso di interrompere questa installazione solo per paura che gli oggetti portati presso di loro li potessero infettare. Spiegare che questi prodotti sono in Italia da mesi, non è servito a nulla.

Quindi, si la risposta al quesito iniziale è affermativo. Ma forse solo perché non siamo sufficientemente evoluti per accettare nuova innovazione.

Nessuno può dirsi esente dai problemi informatici. Proprio nessuno.

Oggi 11 Dicembre 2019, alcuni servizi di Google riportano questo.

Se la vostra attività ha bisogno di risorse informatiche, saprete già che le problematiche sono sempre dietro l’angolo. Nessuno può dirsi esente dai più comuni problemi, nemmeno Google!

Già, il terrore di ogni addetto informatico in azienda, sono quei problemi la cui risoluzione non è scontata perché l’analisi da svolgere è articolata e complessa.

Per esempio, oggi 11 Dicembre 2019, molti dei servizi di Google fanno i capricci riportando l’errore 500, il famoso errore che indica un problema di configurazione o risorse, senza offrire alcuna indicazione diretta sulla reale problematica.

Certo, i tecnici possono controllare lato server i propri LOG per cercare di diagnosticare l’origine del problema, ma vi assicuro che le gocce di sudore cominciano subito a scendere dalla fronte degli addetti.

E poi, quel “That’s all we know” (è tutto quello che sappiamo) lascia perplessi, soprattutto quando si riferisce ad un colosso quale è Google.

Quindi, quando vi accadono problemini del genere, non prendetevela troppo: se capitano anche a Google, è ammesso anche per voi. E non è a causa del detto “mal comune, mezzo gaudio”, sono cose che accadono…

Il segreto per il successo di un negozio di e-commerce? un buon gestionale, dietro.

ReadyPro, il gestionale per l’E-commerce

E’ luogo comune pensare che vendere online sia cosa facile.
Nulla di più sbagliato, le variabili in gioco sono tantissime e un errore commesso in partenza, come non studiare e pianificare con accuratezza le risorse, si ripercuoterà negativamente, con certezza matematica, sui risultati. Che si vendano scarpe oppure parti di ricambio per auto, o gioielli, il fattore comune è “come gestire il negozio online” una volta ricevuti, finalmente, i primi ordini.

Se aspiriamo a vendere poco, magari solo perché ci prefiggiamo di apparire online senza altre velleità, allora scegliere una piattaforma slegata dal gestionale può risultare conveniente. Solo in questi casi però.

Le piattaforme e-commerce più diffuse ed economiche infatti offrono la possibilità di realizzare bellissimi siti, con personalizzazioni spinte e con grafiche di tutto rispetto. Ma non è tutto oro ciò che luccica e nel commercio elettronico, questo assunto appare come un dogma.

Che si scelga prestashop, oscommerce o similari, il risultato sarà il medesimo: assenza di un backoffice adeguato per affrontare la “crisi del numero di ordini”.

Queste piattaforme offrono, come dicevo, la possibilità di realizzare ottimi siti, ma una volta ricevuto l’ordine, esso sarà presente sull’interfaccia gestionale online. Sarà poi compito dell’esercente gestire, più o meno manualmente, lo stato dell’ordine, la sua evasione, il suo pagamento ed infine la sua fatturazione.

Solo chi ha avuto esperienze di vendita online capisce di cosa sto parlando. Con pochi ordini ricevuti al giorno,. la possibilità di sbagliare è remota se pur possibile.

Con l’aumento degli ordini però, la gestione diverrà sempre più complicata. Sfuggiranno ordini, pagamenti, spedizioni, assegnando al destino del sito, una fine annunciata. I Clienti non tollerano alcun errore, ricordatelo. Online non si sfugge alla gogna dei feedback e tentare di scusarsi con “ci spiace per il disguido” rappresenta oramai l’ammissione di inadeguatezza.

Come risolvere allora la situazione? Anche scegliendo sin dall’inizio una piattaforma completa, in grado di offrire sia il sito che il gestionale, del tutto legati tra di loro. In modo che l’esercente si possa dedicare ad altri compiti ben più utili allo sviluppo del suo negozio quali il marketing, la promozione digitale, le relazioni con i Clienti e così via.

Sul mercato esistono alcune soluzioni integrate. I costi di alcune diventano però importanti se si sceglie un partner con un nome blasonato. Ma esiste una soluzione che da 15 anni viene utilizzata da migliaia di siti nelle più diverse tipologie commerciali. Io la conosco molto bene e mi sento di consigliarla senz’altro, si chiama READY PRO sviluppata da una software house di San Marino e sono in grado, se lo desiderate, di farvi avere preventivi di spesa e personalizzazioni spinte.
Basta contattarmi, senza impegno.

L’azienda offre anche la possibilità di scaricare e provare gratis l’applicativo.
Scaricatelo qui:
https://www.readypro.it/software-gestionale-download

Ready pro non è un comune gestionale, è anche un insieme di plugin che vi permette di essere pronti per la vendita in brevissimo tempo, senza precludervi la possibilità, un domani, di espandervi proponendo i prodotti su marketplaces quali ebay, amazon ecc, senza particolari problemi e mantenendo la filosofia di base: integrazione totale.

Oltre alla perfetta integrazione tra i siti che possono essere gestiti (è possibile gestirne diversi con lo stesso gestionale), la possibilità di integrare le vendite sui marketplaces, inviare automaticamente file con prezzi e quantità ai motori di ricerca, gestire contabilità di magazzino, contabilità di base, amministrazione, gestione documentale, fatturazione elettronica, Registratore di Cassa Telematico, ecc, Ready Pro si caratterizza per la particolarità di programmazione totale tramite Scripts che è possibile realizzare esternamente al gestionale, rendendo le possibilità di sviluppo davvero molto ampie.

Tramite scripts è possibile realizzare applicazioni in grado di inviare mail automatiche (Esempio, clienti che non hanno inserito mail o telefono, oppure che non hanno pagato, o ancora, ad esempio, che hanno ordinato una determinata categoria di prodotti e che vanno avvisati di una particolarità.)

Oppure, di importare listini dei fornitori semplicemente inviando una mail con l’allegato ad un indirizzo email. Ready Pro si occuperà di tutto, senza alcun intervento manuale di un operatore.

Chi non ha mai utilizzato Ready Pro forse può pensare che queste sono funzioni apparentemente poco utili, ma che invece nella realtà possono rappresentare quella distinzione nel servizio offerto che fa la differenza tra un sito anonimo e uno destinato al successo.

Altra fondamentale distinzione rispetto al mercato, è la totale dedizione del personale di Codice.
Non mi risulta esistere un concorrente che offra un livello di assistenza nemmeno lontanamente equiparabile. Il loro Forum è zeppo di suggerimenti e rispondono a tutte le richieste con sollecitudine e precisione, il loro manuale online copre la quasi totalità delle necessarie informazioni necessarie all’installazione e all’uso della piattaforma.

Insomma, che sia ReadyPro o altro, prima di avviare un’attività di vendita online, riflettete.
E se già siete online, riflettete lo stesso, perché non si finisce mai di migliorare.

Paypal, cambiamenti con pesanti ripercussioni sui venditori

Paypal annuncia una rivoluzione nel metodo di pagamento ai venditori. Cosa cambierà?

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In arrivo una scure sul commercio elettronico?

Ho scelto un’immagine forte per esaltare una notizia che potrà senza dubbio minare il mercato del commercio elettronico.

I consumatori meno attenti potrebbero ritenere corrette certe notizie, non pensando ai risvolti economici per tutti gli operatori che sarebbero costretti ad aumentare considerevolmente i prezzi di vendita rendendo di fatto inutilizzabile un metodo di acquisto, il commercio elettronico, che permette risparmi e praticità a milioni di consumatori europei.
Leggi tutto “In arrivo una scure sul commercio elettronico?”

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