L’innovazione a scuola ai tempi del Covid-19

prignano google classroomSembra di scrivere un’eresia quando si ipotizza che un Virus possa portare dei benefici, ma in fondo è così. La nostra scuola si è trovata impreparata, salvo rari casi eccezionali, nell’affrontare un’esigenza tutto sommato prevedibile.

Per fortuna, l’emergenza ha imposto una forte accelerazione nell’uso di piattaforme e strumenti che sin’ora non sono stati nemmeno sfiorati.

Chi ha un figlio a scuola in questo periodo starà affrontando un’emergenza nell’emergenza: tentare di far continuare la didattica anche con i ragazzi a casa.

La situazione

Una piccola indagine personale porta a risultati in qualche caso disarmanti: in gran parte i docenti sono lasciati da soli a decidere e scegliere il miglior metodo da utilizzare per rimanere in contatto con gli studenti.

Il metodo più utilizzato, manco a dirlo, è quello che ognuno di noi usa quotidianamente, cioé Whatsapp. Ma appare evidente che non si possa insegnare, controllare i compiti, parlare con gli studenti utilizzando uno strumento si valido, ma non certo adeguato per questo scopo.

Proprio in queste ore si riscontrano evoluzioni repentine. Molte scuole aderiscono a programmi più dedicati ed adatti e questo sicuramente non sarebbe mai accaduto senza l’emergenza che ci sta attanagliando.

Una di queste piattaforme è offerta da Google ed è anche, con le funzionalità di base, gratuita.

Si tratta di google classroom facente parte del programma più esteso “G SUITE FOR EDUCATION” che Google ha realizzato per gestire interamente il processo didattico di un Istituto o scuola.

Il suo utilizzo è molto semplice e permette di organizzare compiti e facilitare la collaborazione favorendo una migliore comunicazione.

Come si ottiene?

ClassRoom è scaricabile gratis su qualsiasi computer o dispositivo mobile Apple o Android, e per il suo uso è necessario solo un account Google personale. Una volta che tutti (studenti e professori) avranno installato la app, gli insegnanti possono aggiungere gli studenti direttamente o condividere un codice con la classe per permettere agli studenti di registrarsi.

Come funziona?

A questo punto insegnanti e studenti saranno in grado di accedere ai compiti, al materiale didattico e dare e ricevere feedback in tempo reale semplificando così il flusso di lavoro. Per vedere chi ha completato i compiti e dare i voti è sufficiente solo qualche click.

Classroom con un sistema di notifiche mantiene tutti in linea ed aggiornati, avvisa della presenza di nuovi contenuti sulla piattaforma in modo che i partecipanti possano reagire immediatamente, come se fossero in classe. Tutto il materiale di studio, foto e video, viene archiviato automaticamente in cartelle di Google Drive.

Si spera che questo sia solo l’inizio di un’era dove l’innovazione arrivi anche nelle nostre scuole. Non solo per permetterne la continuità nei casi come questi correnti, ma anche per instillare nei ragazzi una logica che oggi è plausibile e fattibile, ma che per età del corpo insegnante e insensibilità non colposa, spesso non viene percorsa.

Il rischio più grande all’orizzonte? L’analfabetismo funzionale dei ragazzi.

Si parla ovunque di “futuro”, dei grandi programmi applicati ed applicabili nei più disparati reparti della nostra Società. Investimenti, sviluppo,crescita, sono temi che riempono i giornali di ogni tipo.
Sembrerebbe la spia di una coscienza acquisita rispetto al futuro, che appartiene, almeno per quello più o meno imminente, ai cd “Millennials“.

Poi, irrompe una indagine nata con altri scopi, che però pugnala gli addetti, perlomeno quelli dotati della quantità sufficiente di scrupolo, perché risulta che solo un ragazzo su 20 è in grado di distinguere tra fatti ed opinioni ed ha gravi difficoltà nel comprendere ciò che legge.

Non so se è chiaro il risultato di questa indagine: in pratica si afferma che (quasi) tutti i ragazzi di oggi, che tra 10 anni potranno divenire politici, capitani d’industria, leader ma, soprattutto, che tra poco voteranno, non riescono a capire la differenza tra un fatto reale accaduto, e un’opinione dello stesso fatto.

Per semplificare ulteriormente (magari uno di loro sta leggendo) questi ragazzi, leggono ma non comprendono ciò che hanno appena letto!

Apatia? Sindrome da smartphone? Noia? Possibile che il corpo insegnante non si sia reso conto di questo disastro per tempo inserendo programmi di studio per recuperare questo aspetto terrificante?

Non so voi, io rimango basito da questi risultati, credo che al di là delle problematiche contingenti, pressanti del nostro Paese relativi all’occupazione, la crisi economica, la casa ecc, non preoccuparsi di ciò che potranno fare i futuri adulti mi sembra il più grave delitto si possa infliggere ad un’Italia già troppo disastrata.

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